giovedì 29 aprile 2010
mercoledì 28 aprile 2010
Introduzione: dall'esperienza a scuola all'individuazione del problema
Esiste nel mio istituto una Funzione Strumentale “ Benessere a scuola”che si occupa di attività per la cura dello stare bene a scuola degli studenti, coordina le loro attività musicali e teatrali, organizza con loro le feste di istituto e propone progetti di educazione alimentare, alla salute, all’affettività ecc . Alcuni insegnanti si lamentano talvolta perché devono cedere un’ora di lezione ad un esperto che viene a tenere una conferenza o un laboratorio nell’ambito di queste attività. Ultimamente inoltre succede sempre più spesso che venga richiesto l’intervento del Dirigente Scolastico per provvedimenti disciplinari nei confronti di studenti che infrangono in vari modi le norme del regolamento di disciplina dell’istituto e che non dimostrano timore e rispetto nemmeno verso i propri insegnanti. Non si fermano nemmeno di fronte alla minaccia del 5 in condotta.
Molto spesso questi insegnanti che chiedono l’intervento del Dirigente Scolastico sono gli stessi che si erano lamentati in precedenza per aver perso un’ora di lezione per un’attività che a loro parere era solamente una perdita di tempo, convinti che il compito della scuola continui ad essere solo ed esclusivamente “l’insegnamento e la verifica degli apprendimenti”.
Questi due atteggiamenti del corpo docente di fronte al fenomeno della nuova utenza scolastica denunciano un’impreparazione ad affrontare le nuove problematiche giovanili, caratterizzate spesso da forme più o meno manifeste di disagio. Molti docenti infatti, spesso perchè frustrati da risultati insoddisfacenti, sentono la necessità e il dovere professionale di ricercare un nuovo approccio educativo e didattico ed assumono la scuola in una visione più ampia e complessa come luogo di formazione, di crescita di promozione del benessere dello studente. Altri docenti invece continuano ad interpretare la loro funzione come sempre e ritengono loro unico compito quello di insegnare la propria disciplina di studio relegando ad altri ruoli responsabilità e compiti di prevenzione e gestione del disagio scolastico.
Dice Barbara Sandrucci nella sua introduzione al saggio “Processi di marginalizzazione etica e sociale e modalità di recupero e di integrazione nella scuola” che “Molte volte l’acquisizione di una competenza specifica..” in questo ambito e da parte dei docenti “..suscita addirittura dubbi e perplessità, come se preannunciasse un’uscita dai limiti del ruolo docente ed uno sconfinamento verso quello dello psicologo e dell’assistente sociale”.
E’ anche vero, come dice sempre Barbara Sandrucci, che la figura del docente non deve comunque sovrapporsi a quella dello psicologo, del counselor o dell’assistente sociale, “per non determinare confusioni di ruolo..”
Molto spesso questi insegnanti che chiedono l’intervento del Dirigente Scolastico sono gli stessi che si erano lamentati in precedenza per aver perso un’ora di lezione per un’attività che a loro parere era solamente una perdita di tempo, convinti che il compito della scuola continui ad essere solo ed esclusivamente “l’insegnamento e la verifica degli apprendimenti”.
Questi due atteggiamenti del corpo docente di fronte al fenomeno della nuova utenza scolastica denunciano un’impreparazione ad affrontare le nuove problematiche giovanili, caratterizzate spesso da forme più o meno manifeste di disagio. Molti docenti infatti, spesso perchè frustrati da risultati insoddisfacenti, sentono la necessità e il dovere professionale di ricercare un nuovo approccio educativo e didattico ed assumono la scuola in una visione più ampia e complessa come luogo di formazione, di crescita di promozione del benessere dello studente. Altri docenti invece continuano ad interpretare la loro funzione come sempre e ritengono loro unico compito quello di insegnare la propria disciplina di studio relegando ad altri ruoli responsabilità e compiti di prevenzione e gestione del disagio scolastico.
Dice Barbara Sandrucci nella sua introduzione al saggio “Processi di marginalizzazione etica e sociale e modalità di recupero e di integrazione nella scuola” che “Molte volte l’acquisizione di una competenza specifica..” in questo ambito e da parte dei docenti “..suscita addirittura dubbi e perplessità, come se preannunciasse un’uscita dai limiti del ruolo docente ed uno sconfinamento verso quello dello psicologo e dell’assistente sociale”.
E’ anche vero, come dice sempre Barbara Sandrucci, che la figura del docente non deve comunque sovrapporsi a quella dello psicologo, del counselor o dell’assistente sociale, “per non determinare confusioni di ruolo..”
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